Marzo 2005



Ritrovare la magia che è dentro di noi,
per riscoprire la candida gioia di vivere che animava i nostri passi
da bambini.

Apprezzare la semplicità del vento tra i capelli,
scovare un tesoro sotto un sasso in giardino,
bere dalle foglie colme di ruggiada.

La vera magia è amare con tutte le nostre forze
ogni attimo in cui il sole bacia la nostra fronte
e la luna accarezza le nostre ciglia.


Dormire e non sognare, perchè il sogno migliore è la vita vera.

Il mio Angelo mi ha presa per mano
e sposta le pietre che intralciano il mio cammino.

Le difficoltà affinano l’istinto, ma niente come l’amore vero sa aprire il cuore alla speranza e all’amore.

Desiderare poter prendere su di se il dolore della persona amata,
ecco la vera prova dell’amore,
l’unico a poter combattere l’innato egoismo di noi umani.

Eppure ho accanto una creature celeste, che sfiora con dolcezza
i capelli per dirmi che va tutto bene.


La parola “Fata” deriva, con tutta probabilità, dal latino Fatum, cho vuol dire “destino”. Le tre parche venivano infatti chiamate Tria Fata, oppure Fatae. Le Fate inglesi, invece, si chaimano Fairies, un nome che però viene usato per indicare anche creature di altro genere, come gli Elfi, gli Gnomi, i Folletti e così via.
In Irlanda e in Scozia, dove si parla gaelico, il nome delle Fate è Daohine Shide (o semplicemente Shide), che vuol dire “gente delle colline”.

La Fata dell’Acqua

L’acqua, elemento di rigenerazione e purificazione, è alla base di moltissimi miti che la vedono quale protagonista dell’origine della vita.Per le popolazioni nordiche, ad esempio, l’acqua contenuta nel ghiaccio primordiale si sciolse grazie al vento caldo del sud, gocciolò e diede origine al primo essere vivente, il gigante Ymir. Nei miti babilonesi, all’inizio di tutto esisteva solo la distesa delle acque primordiali; da questa distesa si separarono due principi, l’uno rappresentante le acque dolci su cui poggiava la terra, laltro le acque salate, e quindi il mare, da cui uscirono tutte le creature.In molte altre tradizioni l’acqua rappresenta il caos primordiale da cui emergono le terre e da cui ha origine la vita. La stessa Afrodite, dea dell’amore e della bellezza fascinatrice, era nata dalla schiuma del mare (dal greco afros=schiuma bianca) e le sue sacerdotesse, ogni primavera, si bagnavano nel mare e ne riemergevano vergini a sottolineare il potere rigenerante e purificante dell’acqua.
L’Angelo guardiano di questo elemento e’ GABRIELE. I segni zodiacali che gli appartengono sono: CANCRO, SCORPIONE, PESCI. Questa categoria di fate comprende non solo le fate acquatiche, ma anche le sirene, le ondine e le driadi. Le fate dell’acqua sono di aspetto delicato, ma sono forse le più forti tra le fate. Sono le più belle tra le fate degli elementi. Le fate acquatiche sono quelle che conoscono i segreti dell’inconscio umano e sono capaci di entrare dentro la mente degli uomini, leggendone i pensieri. Proteggono la Vita e le persone dotate di poteri esoterici.

Riferimenti: Il giardino magico….


Queste splendide creature, che volano nella fantasia , nel loro mondo ove tutto è meraviglioso.
In un mondo particolare, dove esistono castelli fatati creature invisibili, un fantastico universo colorato dalla loro presenza.
Volano in alto unicorni alati, nel cielo azzurro, dai mille colori, attraversando infiniti mondi, infinite galassie, per offrirci il loro splendore, essi ci trasportano lontano, in un mondo pieno di luce e fantastici sogni, nella loro fantastica fantasia.
Seguiamoli, attraversiamo insieme a loro il fantastico mondo degli unicorni, la fantasia non ha limiti, basta saperla usare bene.

La figura dell?unicorno, mitico animale dal corpo di cavallo con uno stupendo corno in mezzo alla fronte, è presente in molte culture di ogni tempo? per esempio anche William Shakespeare nel III atto de ?La tempesta?, ne parla come un animale incredibile. Del fatto però che anche in tempi di Shakespeare si parlasse di questo animale non ci si deve meravigliare: da sempre l?unicorno è stato una figura molto importante e di prestigio. Non era raro sentire di sovrani che possedevano nelle loro collezioni privare i corni di unicorno, oppure trovare nelle farmacie delle polveri di corno, tradizionalmente incredibilmente potenti come controveleno!
Ma l?atteggiamento degli uomini nei confronti di questa creatura mitica è stato nei secoli molto discordante: basti pensare che mentre alcuni lo annoveravano come un flagello della natura, altri usavano raffigurarlo addirittura nei simboli araldici delle loro famiglie, quasi conferisse importanza e prestigio.
La concezione dell?unicorno nasce fra la Cina e l?India: viene infatti descritto per la prima volta nel Li-Ki come uno dei quattro animali benevoli, insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga. Il suo nome originale era K?i-lin, nome che secondo la tradizione cinese riuniva in principio maschile e quello femminile, ed era raffigurato come un grande cervo con coda di bue e zoccoli di cavallo, armato di un solo corno, dai peli dorsali di cinque colori e da quelli del ventre gialli o bruni: non calpestava erba viva ne uccideva animali viventi, e compariva solamente nel momento in cui venivano al mondo dei regnanti perfetti. In occidente si iniziò in seguito a confondere questo animale mitico con il rinoceronte, al corno del quale da sempre erano attribuite della capacità curative, ma nella tradizione cinese i due animali erano nettamente distinti senza nessun dubbio.
In seguito la figura dell?unicorno si diffuse verso nuovo paesi e la ritroviamo in culture estremamente differenti da quella cinese: in Persia, ad esempio, si parla di un immenso unicorno a tre zampe, che aveva il potere di purificare l?oceano.
Come detto in precedenza, il mito dell?unicorno venne in Occidente molto + tardi, ed è interessante scoprire quali erano stati i canali attraverso i quali la sua figura è riuscita ad arrivare fino a noi e con quale concezione.
Di sicuro molto influente fu la figura di Ctesia, medico, storico e viaggiatore vissuto intorno al VI secolo a.C: tra le sue opere, egli ne compose una, ?Indikà?, dove parlava dell?India: anche se a noi ne sono pervenuti solamente pochi frammenti, abbiamo scoperto delle descrizioni molto interessanti e suggestive, che hanno contribuito a creare intorno a questo paese un alone di mistero: ?In India ci sono degli asini selvatici grandi come cavalli e anche di più. Hanno il corpo bianco, la testa rossa e gli occhi blu. Sulla fronte hanno un corno lungo circa un piede e mezzo. La polvere di questo corno macinato si prepara in pozione ed è un antidoto contro i veleni mortali. La base del corno, circa due palmi sopra la fronte, è candida; l’altra estremità è appuntita e di color cremisi; la parte di mezza è nera. Coloro che bevono utilizzando questi corni come coppe, non vanno soggetti, si dice, alle convulsioni o agli attacchi di epilessia. Inoltre sono anche immuni da veleni se, prima o dopo averli ingeriti, bevono vino, acqua o qualsiasi altra cosa da queste coppe. Gli altri asini, sia quelli domestici sia quelli selvatici, nonché tutti gli animali con lo zoccolo indiviso, non hanno né astragalo né fiele, ma questi hanno già sia uno che l’ altro. Il loro astragalo, il più bello che io abbia mai visto, è simile a quello del bue come aspetto generale e dimensioni, ma è pesante come piombo e completamente color cinabro?.
I critici della storia antica hanno versato vagonate di inchiostro nel tentativo di confutare le cose scritte da Ctesia: si sarà fatto condizionare da immagini e dipinti indiani? Si riferiva a un semplice animale molto conosciuto in Persia, l?onagro, una specie di asino al quale aveva dato delle sfumature mitologiche? O magari aveva semplicemente visto un rinoceronte e lo aveva descritto con tanta enfasi da stravolgerlo completamente? O ancora si è confuso con una comunissima antilope tibetana, che ha delle grandi orecchie dritte che viste di profilo potrebbero sembrare un solo corno?
Saltiamo direttamente al III secolo d.C., e più precisamente in Grecia, dove Eliano, un naturalista che ben conosceva il rinoceronte, al punto che nei suoi scritti non viene neanche trattato, parla di ?un animale che viveva all’ interno dell’ India, ch’ era grande come un cavallo, di pelo rossiccio e che gli indigeni lo chiamavano kartazonos. Aveva una corno sulla testa, nero e dotato di anelli; era scontroso, e lottava anche con le femmine della sua specie salvo nel periodo degli amori?.
Inizia così il mito dell?unicorno, animale fantastico e raro, elegante e forte, dotato di poteri misteriosi? con l?andare del tempo divenne una vera e propria preda da inseguire e catturare!
Infatti, nel XII secolo, quando le frontiere dell?Asia profonda cominciarono ad aprirsi all?Europa, si aprì anche una caccia all?unicorno spietata: nessuno si chiedeva più se questa bestia esisteva o meno? si pensava solo a cercarne una che si avvicinasse il più possibile alle descrizioni tradizionali per conquistare fortuna e gloria!
Non a caso, in un documento apocrifo conosciuto come ?Lettera del Prete Gianni?, di metà XII secolo, gli unicorni erano annoverati senza dubbio tra le meraviglie dell’ Oriente. E l?illusione di trovarne durò a lungo: anche Marco Polo ne parla nei suoi scritti? ma in realtà anche lui cade nel grandissimo errore di scambiare questi eleganti animali con dei rinoceronti: avvertiva che si trattava di brutte e grosse bestiacce, che nulla avevano a che fare con le mitiche descrizioni del passato! Molti decisero di credere ciecamente alle sue parole? ma allora viene da chiedersi: perché fino al Rinascimento si è continuato a cercare l’unicorno? Evidentemente, perché Marco Polo e i bestiari parlavano due lingue diverse, e il rinoceronte visto dal primo non cancellava affatto la creatura mitologica e fantastica proposta dal secondo. Ed è proprio questo il bello, che rafforza la Nostra idea di proporvi questo Bestiario: la loro forza, infatti, non sta affatto nella credibilità “reale” degli animali proposti, ma nella concezione che non è possibile nemmeno oggi spiegare e comprendere tutto ciò che la natura ci presenta, ogni sua rappresentazione, ogni sua parte e potenzialità! D?altra parte, secoli fa anche la semplice idea che l?uomo potesse volare era ridicola, ma qualcuno ci ha creduto? ed eccoci sulla Luna! Questo allora è l?unicorno? ci crediamo?

Tantissima gente crede che esistano davvero…
Sapevate che il corno dell’unicorno viene chiamato “Alicorn” e che il tocco di questo
può salvare una persona dalla morte? Si pensava che fosse magico e addirittura i re
credevano che questo corno o “alicorno” potesse proteggere dal male.
Se si metteva il corno al centro di un tavolo e questo improvvisamente cominciava a diventare umido, ciò significava che il cibo era avvelenato.
Molte leggende dicono che sulla terra si trova solo un unicorno vivente, sempre e soltanto UNO solo…
così che il corno è una cosa molto rara da trovare e talmente prezioso da poter essere venduto al prezzo del suo peso in oro moltiplicato per dieci.
Naturalmente a questo punto bisognava provare l’esistenza dell’alicorno, quindi furono
fatti dei test per provare che fosse autentico e non una banale copia:

Test 1: Si poteva disegnare un cerchio sul pavimento e posizionare al suo centro l’alicorno mettendo poi un ragno all’interno del cerchio. Se questo ragno non fosse riuscito ad abbandonare il cerchio, ciò avrebbe significato che il corno era autentico e il ragno sarebbe morto all’interno del cerchio!

Test 2: Si poteva immergere il corno nell’acqua e questa avrebbe cominciato a ribollire come se vi fosse un fuoco sotto, mentre l’acqua era ancora effettivamente fredda. Ciò mostrava l’autenticità del corno.

Test 3: Mettendo infine il corno accanto ad una pianta velenosa, si sarebbe notato come la pianta fosse appassita dopo pochi istanti. E anche questo era un metodo di prova.

Dell’unicorno si dice inoltre che sia in grado di purificare l’acqua per gli altri animali così da rendergliela potabile. Egli sfiora l’acqua col suo corno e subito l’acqua diventa chiara, pura e libera da ogni veleno.

Le leggende dicono che gli unicorni si lascino cavalcare solo da fanciulle vergini e dal cuore puro e solo se è l’unicorno stesso a desiderarlo. Se tra le due razze si instaura un rapporto di fiducia e lealtà, l’unicorno resterà fedele alla fanciulla per tutta la vita,le resterà sempre al suo fianco, proteggendola da ogni pericolo.

Riferimenti: Il Giardino dei Sogni…


E’ da sabato che il sole bacia le mie giornate.

Finalmente,
che stia arrivando la primavera?

Quest’anno il mio simbolo della primavera saranno le camelie,
carnose colorate e meravigliose.

Me ne hanno regalate di stupende.

Niente come i fiori porta la primavera in casa. E nel cuore.