Giugno 2003


In fondo al nostro cuore c’è sempre l’amaro ricordo di quell’attimo in cui potevamo tendere la mano e dire molte cose e invece siamo restati muti e immoti.
Attimi in cui abbiamo permesso a muri di ergersi tra noi e le persone a cui vogliamo bene.
Stupido orgoglio.
Una volta eretto il muro non si può abbattere se non quando siamo noi stessi a creare una breccia.
Stupido senso di eternità.
Crediamo di aver sempre ancora molto tempo per trovare le parole migliori, il momento giusto per dire…. per fare…
Stupida umana debolezza.
Il mio cuore grida molte parole, ma la mia bocca tace.
L’animo è straziato, ma gli occhi asciutti.

Sono qui, piccolo essere in questo immenso universo, a dire quanto posso essere forte,
e lo sarò.
Maledetto silenzio, mi hai portato via troppi sorrisi.
Il mio coraggio sovrasterà il mio orgoglio.

Carpe Diem, ragazzi.
Il nostro tempo è solo un sospiro nell’eternità del mondo.


È incredibile, ma anche quando sei interiormente statica, il tuo Io è fermo, pronto allo scatto per carpire con minor fatica solo le cose importanti il resto del mondo continua sfacciatamente a muoversi.
Questo può voler dire una cosa sola: restare immobili non vuol dire mantenere la posizione, ma regredire in modo progressivo e inesorabile.
L’ importante è accorgersene in tempo.
Ma con quale sfacciataggine il mondo continua a muoversi infischiandosene di me e delle mie esigenze?
Io ho bisogno di pensare con calma, di fermarmi a capire di cosa ho bisogno e chi sono, tutte quelle domande froidiane che pensiamo che si pongano sempre e solo quegli sfigati (e coraggiosi?) dei laureandi in filosofia.
Eppure prima o poi capita a tutti di doversele porre, prima o poi tutti arriviamo a un bivio e ci accorgiamo di guardare insistentemente una via mentre i piedi e il vento delle responsabilità ci spinge verso l’ altra. Una sola frazione di secondo per decidere tutto e nessuno che ti dica cosa fare ma dove sono i ficcanaso ( e gli amici)?
Ma tanto non li ascolterei, non trovo niente di più irritante di un tono lagnoso che dice .
Allora mondo vai, io mi fermo un attimo a pensare, faccio una corsetta e ti raggiungo più tardi, magari ti racconto tutto davanti a un bel gelato.


Questo fine settimana ho avuto la fortuna di fare una lunga passeggiata in campagna.
Profumo d’erba tagliata, l’aria era impregnata di pioggia, ma c’era una nota stonata.
Mancava il rosso sgargiante del papavero. Ma dove sono finiti? Io ricordo distese immense e profumate…. e ora? Forse ho cercato nel posto sbagliato, se qualcuno lo sapesse mi segnali dove trovare ancora quei meravigliosi prati.